Esser se stessi


Ho imparato ad amare i libri prima di imparare a leggere, sono cresciuta circondata da libri di ogni genere, e cio ha fatto si che non avessi più di 11 anni quando mi son imbattuta in S.King.
Amore a prima vista.
Amo i suoi libri, il suo stile, le descrizioni, le storie che sono molto più reali di quanto si possa pensare.

Giusto ieri sera ho finito di leggere il suo ultimo libro "Notte buia, niente stelle", ed arrivata alla postfazione ho trovato spunto per questo post.

Nella postfazione King scrive: "Fin dal principio ho avuto la sensazione che la migliore narrativa fosse propulsiva ed aggressiva. [...] Nei miei lettori voglio provocare una reazione emotiva, quasi viscerale. Il mio scopo non è farli pensare mentre leggono. [...] se la storia è abbastanza buona il pensiero seguirà all'emozione dopo la lettura e a libro gia riposto"

Ecco mentre leggevo queste parole sorridevo, perchè le condivido appieno e trovo che il concetto non sia limitato alla scrittura ma sia applicabile ad ogni forma d'arte.
E' anzi l'esatta filosofia che tengo a mente quando devo progettare un quilt.
Quando progetto un quilt su un argomento la prima cosa che penso non è "cosa vuol dire questo argomento?" ma è "cosa vuol dire questo argomento PER ME?"
Perchè ritengo che solo mettendo le mie emozioni e sensazioni nel mio lavoro queste emozioni e sensazioni si possano riversare nel quilt e dal quilt all'osservatore.

Inoltre raramente i miei quilt sono bucolici, tranquilli, pacifici (il tipo fiorellini-farfalline), più spesso sono viscerali, aggressivi, si impongono col loro significato od il loro impatto sullo spettatore, volendo trasmettere in modo perentorio il loro messaggio, l'emozione che ho loro affidato.
Cio che voglio, quando faccio un quilt, è che lo spettatore nel vederlo resti colpito, spiazzato, affascinato, o anche stupito e perfino sconvolto. Non voglio che pensi al quilt come prima cosa, ma all'emozione che sta provando.
Voglio che i pensieri sul quilt e sul suo significato vengano dopo.

Per riuscire a far questo i miei quilt sono pressochè sempre figurativi, e con pochi fronzoli, perchè parlino alla parte più atavica del cervello, non al più evoluto senso estetico.

Penso sia proprio per questo mio modo d'intendere la mia arte che non riesco a fare quilt astratti. Gli astratti mi piacciono quando li vedo realizzati da altri, ma io non riesco a farne. Così come non riesco a fare pezzi troppo "pasticciati".
Se li vedo mi piacciono molto, ma è un piacere puramente estetico, poichè di rado incontro un'opera astratta che sia in grado di evocare in me emozioni e sopratutto riflessioni.

A volte mi son detta "Silvia devi imparare a fare gli astratti, ti piacciono ma sopratutto piacciono alla gente e vanno di moda"
Ma il mio più profondo io subito si ribella urlando "NO!" No perchè potrei diventare bravissima a fare astratti ma non sarei io.
E credo che più dell'altrui approvazione conti la mia approvazione, e l'esser fedele a me stessa.

Anche se questo è difficile. E' molto più difficile esser se stessi che conformarsi alla moda.

 


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Commenti (1) -

daniela
17/02/2011 12:31:14 #

Hai proprio ragione

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