Stoffe marmorizzate: fasi 1 e 2


Il processo creativo richiede prove, errori, riprove, rierrori, e infine se tutto va bene si inizia a vedere qualche risultato.
Spesso non ci si pensa. Si pensa che chi crea abbia la scienza infusa e sappia gia esattamente cosa fare.
In realtà chi crea prima di ottenere un risultato decente passa ore e ore non solo a documentarsi, ma anche a fare prove e tentativi. Questi nella migliore delle ipotesi danno risultati deludenti... a volte son proprio demoralizzanti.

Il mio nuovo schizzo creativo è la marmorizzazione della stoffa, e per mostrarvi cio di cui sopra ho deciso di raccontare passo passo questa avventura.

Il mio interesse per la marmorizzazione, in verità, nasce in tenera età. Da bambina mi piaceva sfogliare certi libri di "fai da te" che aveva nonna, ed in uno di questi era descritto il procedimento per marmorizzare.
Mi pareva una cosa fantascientifica, anche per i soli materiali. Lichene islandico??? E che è? Dove si prende? E sopratutto chi mai prenderebbe sul serio una decenne che chiede del lichene islandico?

Per fortuna la tecnica è andata avanti ed ora è possibile marmorizzare senza dover andare in islanda a raspare licheni dai sassi. :)

La tecnica della marmorizzazione si basa su un principio semplice: un fluido meno denso galleggia su uno più denso. Così se si fa galleggiare della pittura su un bagno più denso, e poi vi si poggia sopra un supporto (carta o stoffa) la pittura si trasferisce dal bagno al supporto.
Questa è la teoria, molto facile. Ben altra cosa è la pratica. Ecco la mia avventura:

FASE 1:

Ricercando ricercando scopro che il bagno denso si fa aggiungendo all'acqua un agente addensante. Tutte le informazioni mi riportano sempre agli stessi due: carragenina o metilcellulosa. Sono entrambi additivi alimentari e si possono recuperare in farmacia.
Io però ho fretta, voglio assolutamente provare, così penso che li sul tavolo ci sono giusto giusto 4 mattonelle di gelatina di agar, fatte per un altro progetto creativo. La gelatina di agar torna liquida se scaldata. Inoltre l'agar è estratto da un'alga, così come la carragenina.
La mia mente malefica dunque ha ben pensato di scaldare l'agar e diluirlo bene bene in modo che, una volta raffreddato, rimanesse liquido ma denso.
Questo secondo me.
L'agar aveva un'altra opinione, e l'ha dimostrata continuando a produrre gelatina anche ad alte diluizioni.
L'ultima gelatina ottenuta era però ad un passo dall'essere liquida così ho deciso che l'avrei obbligata ad esser tale. Mi son armata di minipimer ed ho frullato tutto.
Ho ottenuto così il mio bagno denso.
Diluisco il colore, provo a porne una goccia sulla superficie del bagno di agar... il colore fa di tutto tranne che galleggiare ordinatamente! Fa grumi, affonda, galleggia ma si divide, è pallido pallido...

Butto tutto e penso che sia meglio aspettare il giorno dopo e prender la metilcellulosa.

Cosa ho imparato:
- Se tutte le istruzioni indicano solo due composti un motivo c'è! -_-

FASE 2:

Vado in farmacia e chiedo la metilcellulosa. La farmacista oramai è abituata alle mie stranezze e non obietta, me la ordina.
Dopo qualche giorno vado a ritirarla, felice come una pasqua, me la porto a casa, la metto sul tavolo e le dico "a noi due!"
Seguono due ore di ricerca su come fare il gel di cellulosa, perchè ogni sito ha le sue dosi e procedure. Quel che capisco al volo è che non sarà così semplice. La metilcellulosa, infatti, è estremamente schizzinosa. Vuole l'acqua assolutamente non calcarea e a pH neutro. Ma non solo... per sciogliersi vuole che l'acqua venga prima alcalinizzata e poi acidificata.
Dato che non ho dell'acqua demineralizzata a casa opto per quella di rubinetto.
Recupero un test del pH risalente a quando avevo l'acquario e scopro che la mia acqua è a pH 8. Male malissimo!
Inoltre la mia acqua è dura da paura. Ancor più male malissimo!
Metto allora la quantità di acqua che mi serve nel pentolone in cui farò il gel ed aggiungo del calgon per eliminare la durezza.
Dopo cio aggiungo, cucchiaino per cucchiaino, dell'aceto, testando ogni volta il pH, fino ad averlo neutro.
Quindi calcolo la dose di metilcellulosa e la verso nell'acqua mentre ci do dentro di frullino elettrico.
Risultato teorico: una sospensione biancastra di cellulosa.
Risultato effettivo: una marea di grumi bianchi gelatinosi -_-
Ma non mi arrendo e inizio la fase successiva, l'alcalinizzazione. Sempre frullando aggiungo poco per volta ammoniaca. I grumi pian piano si sciolgono (finalmente qualcosa che va come teoria vuole) ed il gel inizia ad addensarsi.
Quando ho sciolto quasi tutti i grumi passo all'acidificazione, aggiungendo poco per volta aceto.
C'è voluta una serata ma alla fine ce l'ho fatta: ho ottenuto il mio gel sciropposo di cellulosa (ed una cucina piuttosto disordinata)

Cosa ho imparato: Forse è meglio partire dall'acqua demineralizzata, ma ora che ho scovato le dosi per la mia acqua penso sia meglio non sperimentare altro.

Restate connessi, che oggi pomeriggio affronterò la fase 3 ^_*


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Commenti (1) -

Claudia-cipi
20/05/2010 10:50:15 #

E io che pensavo che bastazze mettere il colore nell'acqua... eppure da creativa con vari esperimenti ed insuccessi alle spalle avrei dovuto capirlo che non poteva essere così facile...

Però ho appena depennato la marmorizzazione dal mio elenco delle cose da provare a fare, che vista la lunghezza infinita dell'elenco non è una gran brutta cosa Laughing

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