Acqua & Mare
Il Blog di OrkaLoca

la Prof e il senso della vita

by orkaloca November 23 riflessivando * sgrunt

Di norma andare dalla mia ex prof è un'esperienza impegnativa, sia mentalmente, che fisicamente (ama le passeggiate estenuanti in montagna e le verdure amare, entrambe cose che odio).
Eppure chissà com'è mi trovo almeno un paio di volte l'anno ad andar da lei, il più delle volte con altri compagni del fu liceo.

Questo week end lei era particolarmente in forma, così siam finite in una discussione, durata dalle 9 di sera alle 2, sul "senso della vita".
Il tutto parte dal fatto che lei, pur apprezando i miei lavori creativi (e infatti la copertina rosa le è piaciuta tantissimo e l'ha presa) non approva che io mi stia prendendo la mia pausa dagli studi, che abbia mollato il laboratorio e la tesi finita, in favore dei mercatini e della piena libertà della mia creatività.

Dal dibattito è saltato fuori che secondo lei lo scopo solo e unico della vita (per chiunque indistintamente) è lavorare per guadgnare e comprarsi così da mangiare.
E alla mia domanda "e la soddisfazione personale allora?" la risposta è stata che la massima e unica soddisfazione cui l'uomo può ambire è nutrirsi del frutto del suo lavoro.
La creatività? La felicità? Il divertimento? Sono tutte cose che riguardano il gioco, e il gioco è e deve sempre e comunque essere separato dal lavoro.

Ora, a me questo pare un discorso puramente consolatorio, e infatti poi è saltato fuori che lei avrebbe voluto far medicina, mica la prof, ma si è fatta incantare da lettere perchè con certi amici discuteva di poesia, e fatto quello che altro poteva fare?

Io invece ritengo che lo scopo della vita sia Vivere, facendo cio che rende felici per quanto possibile, e anche laddove non pare possibile provarci al massimo, senza lasciarsi trasportare inerti dal flusso degli eventi perchè si crede di non poter andare contro.
Io penso che il lavoro sia una parte fondamentale della vita, ma che non debba esserne lo scopo unico, e che uno, per quanto possibile, debba cercare di fare un lavoro che piace e soddisfa personalmente per quel che è, non perchè permette di comprar la pagnotta.
Se dici che non ti piace il tuo lavoro, ma per lo meno ti compri la pagnotta, ah che soddisfazione, ti stai solo consolando.

Dice lei "ma pensi che se mi fosse piaciuta la musica avrei preso uno strumento e tentato di diventar musicista? NO!" perchè lei oramai aveva iniziato lettere.
Ma dico io PERCHE' NO?
Se le fosse piaciuta la musica avrebbe fatto solo bene a cercare di seguire quella sua passione.
Lei dice che perseverare è l'unica via. Io penso che perseverare in qualcosa che non piace sia davvero masochistico e demoniaco.

E mi son beccata pure della viziata perchè io voglio seguir le mie passioni e non appiattirmi in un lavoro che non mi soddisfa.
E è venuta anche a dirmi, riferendosi a quel santo di mio marito, "certo che hai una capacità di attrarti le cose tu... anche il marito così" Il tutto con un tono che a me è parso pure lievemente colpevolizzatore. Come se attirarmi cose belle sia un colpa e un delitto premeditato, perchè agli altri non capita. (dico io si vede che gli altri non si vogliono attirare le cose giuste)
Ora... io son convinta che una persona si attira nella vita le cose che più le servono in quel momento per crescere... e mi devo sentire in colpa per questo? Perchè stavolta mi son attirata un sant'uomo?
Le ho risposto "si ma nella vita mi son attirata anche grandi stronzi nè"
E lei "bah ma te ne sei accorta"
E meno male, sarebbe stato grave il contrario.

Insomma, questo week end mi ha lasciata stanca mentalmente e pure di umore invertito.
E in tutto cio l'uomo, che la pensa come me, si è estraniato dalla lotta e non mi ha dato mica manforte, cosa che mi ha lasciata piuttosto male.

Scusate la prolissità, ma era da venerdi sera che ci rimuginavo sopra. Sgrunt


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