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Il Blog di OrkaLoca

Acidità equa e solidale

by orkaloca March 29 Privato * incazzereccia * cinismi * sgrunt

Oggi leggo un blog e trovo un post sulla fiera "fa la cosa giusta" sul vivere sostenibile e sul commercio equo e solidale.

Io non sono andata alla fiera, chi scrive il post si, e lamenta le seguenti cose:

- poche delle cose proposte come "eque e solidali" erano a prezzi bassi
- c'era poco "usato" specie nel vestiario
- il vestiario presente se non usato era artigianale con proposte non economiche e di scarsa portabilità (le definisce come quelle cose che se le metti ti additano come "quella strana") per lei che lavora.

Tra post e commenti poi saltan fuori parole di lode al sostentamento delle attività artigiane (sempre straniere, tipo ricamatrici in capo al mondo e così via) e del commercio a Km0, senza imballi e compagnia bella. Ah e i prezzi minori degli artigiani all'estero.

Allora, a me tutto cio m'ha fatto riflettere... in ordine sparso:

- I vestiti che definisce importabili lo saranno forse per lei, per le sue esigenze, a confronto col suo stile, ma ci sono altre persone come me che quei vestiti li comprano e li mettono tutti i giorni. Fortunatamente non siamo tutti uguali :) E fortunatamente non si vive al lavoro quindi se ad una persona i vestiti strani piacessero potrebbe pure metterli al di fuori del lavoro. Inutile quindi lamentarsi di un prodotto che non è di per se sbagliato, semplicemente non rientra nello stile personale.
Io non indosso i tacchi, per fare un paragone, ma mica mi lamento che dallo scarparolo vendono le scarpe coi tacchi!

- La tendenza ad aver vestiti artigianali "strani" non è moda, è necessità. Se uno vuole prendersi una gonna a tubino da tutti i giorni va da OVS non dall'artigiano, perchè l'artigiano costa. Quindi l'artigiano deve offrire qualcosa che a parità di prezzo di vendita non sia reperibile nella grande distribuzione. Non possiamo competere coi prezzi delle grandi catene, ma possiamo competere in qualità e stile. Ovvio che lo facciamo.

- Non si può pretendere che qui un abito di sartoria costi come un abito di sartoria fatto da un'altra parte. Pure usando la stoffa del cliente qui le macchine e la loro manutenzione, i filati, le attrezzature hanno un costo maggiore che altrove. Inoltre la vita costa di più che in altri posti. Parlo per esperienza, se vivessi altrove probabilmente potrei permettermi di fare prezzi più bassi, ma vivendo qua no.

- La gente non capisce che "equo e solidale" non è sinonimo di "te lo tiro dietro a poco prezzo". Però è buffo vedere come chi dice di credere nel commercio equo e solidale ci creda in realtà solo finchè il commercio è equo per lui. Del produttore chissefrega.

- E' bella l'idea di sostenere l'artigianato, di ridurre imballi e trasporti... ma poi si cade nella sindrome della crocerossina e si van a sostenere realtà lontane millemila km da casa (altro che km0 del prodotto) invece che tentare di sostenere le realtà artigiane locali. Ma che volete fare, dire che si è preso il pantalone fatto dalla sartina della nazione vattelapesca, che così si è comprata il pane, fa molto più figo che dire che si son comprati i pantaloni fatti dalla sarta vicino casa. Anche se pure lei così si è comprata il pane.

Mah a me tutti sti discorsi di sostenibilità ed equosolidarietà mi fan venire i vermi. No non per il concetto di base, che è giusto, ma per come vengano usati alla stregua di un feshion-maglione-di-moda. Applicati come e se fa figo.


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