La musica mi piace, non alla follia, vivo bene anche senza note nell'aere, ma se c'è me la godo.
Mi piace ascoltarla e mi piaceva farla. Ai tempi delle medie ero una delle poche che non vedeva l'ora di musica come una rottura.
In prima media il prof era un bel giovinotto col capello ribello, mi ricordo ancora il cognome, il Prof Lacchini... fu lui a darci le dritte per il primo strumento, il flauto, e mentre tutti optarono per il comunissimo flauto giallo, io volli l'Aulos tutto nero, era troppo figo (chissà dove è ora, sarà in qualche armadio eheh) e sopratutto il prof aveva detto che era migliore.
Imparai a suonarlo e sia in prima media, che nei successivi due anni in altra scuola, ero una delle poche ad aver imparato a leggere lo spartito.
Molti miei compagni non l'han mai imparato, e si scrivevano sopra alle note il nome, e io spesso mi ritrovavo a dover assistere la mia compagna di banco chemi chiedeva "che nota è questa?". Lei se la scriveva e così la sapeva suonare.
Il problema era che anche da piccola le cose facili, insegnate nel solito modo lineare, mi annoiavano a morte. In classe poi si stava al passo dei più lenti, un supplizio per i più veloci.
Fu così che mi venne sfizio di provare un altro strumento, e così i miei mi presero la tastiera.
In seconda e terza media avevo un prof davvero eclettico quindi ci era permesso scegliere lo strumento.
L'idillio con la tastiera non durò molto, per lo stesso motivo, alla terza lezione una si rompe di fare sempre e solo l'inno alla gioia che ha 4 note di mano destra e due accordi di sinistra. Su dai un po' di vita, facciamo altro!
Poi, che sono sempre ste musiche classiche? Facciamo altro dai, un po' di pop, di rock!!!
Scemato (o fattomi scemare) la vena tastieristica si prospettò una nuova opportunità... la chitarra.
Chitarre in casa ne avevo due, una normale, e una a 12 corde. Quell'anno il prof organizzò corsi pomeridiani di tastiera e chitarra, e io, manco a dirlo, volli fare quello di chitarra.
Il problema fu che a far chitarra c'ero SOLO IO, così invece che avere ore dedicate a me avevo il corso nelle stesse ore di quello di tastiera. Me ne stavo sola nell'aula di arte, accanto a quella di musica. Il prof iniziava con me, mi dava l'esercizio, e mi diceva "ora esercitati" e se ne andava di la a fare lezione alla classe di tastiera. dopo un po' tornava da me, sentiva l'esercizio, me ne dava un altro, e spariva ancora.
Avete idea di che noia sia questo?
Poi eran sempre esercizi tipo giri di accordi ripetuti all'infinito, e una volta fatto alla nausea il giro di Do che facciamo? ma ovvio suoniamo Brutta, che è ancora un estenuante e continuo giro di Do!
Ma che noia!!!
Ovviamente io capisco che è così che il metodo classico insegna, ma io non ero (e non sono) per nulla una da metodo classico. Io sono più da scuola staineriana.
E infatti accadeva che passavo l'ora di musica a ciondolare per l'aula d'arte strimpellando di malavoglia qualche accordo ogni tanto, poi tornavo a casa, tiravo fuori i vecchi spartiti del genitore, e mi esercitavo a fare "la mia banda suona il rock" in arpeggio, robetta da nulla nè...
Sapete, avrò anche un complesso di superiorità mostruoso, passatemelo, ma credo che l'istruzione classica per me sia stata una gabbia, e credo che se ho lasciato per ora da parte l'università sia anche per questo, perchè negli ultimi mesi ai corsi e alle esercitazioni mi sentivo sempre troppo in gabbia, legata da una didattica frontale basata solo ed esclusivamente sul nozionismo e su "io sono il figo professore e tu sei una merda stupido studente" (con le dovute eccezioni, ovvio, ma per la maggiore era così).
Quando poi alla terza lezione di laboratorio ci han fatto fare ancora striscio di sangue-pipettare-rifrattometro, esattamente come alla prima e alla seconda esercitazione, il latte è finito ben più in basso delle ginocchia.
Sarà forse per questo mio modo d'essere che mi sento realizzata in questa avventura creativa libera da qualsiasi costrizione se non quelle che mi impongo da sola e mi impegno a superare. E che posso superare perchè non mi scontro contro un muro che non mi fa passare.
Ecco, son partita parlando della musica, son arrivata a parlare di me... e tutto cio perchè? Solo perchè stanotte ho sognato che suonavo il Sax, strumento che fin da bimba è sempre stato all'apice della mia scala di preferenze, ma purtroppo sempre troppo costoso.
Così stamattina per gigionare un po' mi son detta che non è mai troppo tardi per imparare... ma aimè i Sax rimangono sempre strumenti troppo costosi.
Va bene allora facciamoci il programma di vita... quando sarò una artista tessile ricca e famosa, e avrò il mio laboratorio enorme, e una macchina longarm con telaio annesso, potrò sedermi sul mio tavolone da taglio (3x2mt minimo) e suonare il sax con un Pastore del Bernese accucciato accanto. Ecco :p
Ora meglio che io vada a cucire, altrimenti come li metto via i dinderi per tutto cio di cui sopra? :p