Tra i miei traumi infantili i peggiori han avuto origine dal mondo vegetale. Il regno vegetale non mi ha mai amata, ovvio che io non ami lui.
Da piccola, che avrò avuto 7 anni, la mia genitrice ha avuto la geniale idea di dirmi "aiutami a pulire il prezzemolo". Io piena di buona volontà mi arrampico sulla sedia vicina al lavello, e lei mi presenta questo enorme monte di prezzemolo, un monte non comprato ma colto in orto.
Mi fa vedere come si ammolla in acqua e mi spiega che devo separare le foglioline dai gambi. Ok, non pare complicato... Se non che non m'aveva mica avvisato che il prezzemolo per sua natura è un ricettacolo delle peggiori creature esazampute ed ottozampute del mondo (ragni e insetti insomma).
E così io prendevo un rametto, staccavo una foglietta, e saltava fuori la forbicina che cercava di assalirmi alla mano. E io ad urlare.
La genitrice a dirmi "ma non è niente"
Prendevo un altro rametto, ed ecco il ragno. E io a far volare all'aria rametto acqua e ragno.
La genitrice a dirmi "ma è solo un ragno"
E via un altro rametto... e rametto dopo rametto non si son contati moschini, ragni, forbicine, cimici... una plettora di creature infernali.
Io non volevo continuare, ma ho finito il monte prezzemolo, sotto la sorveglianza della genitrice pronta a ricordarmi che "quel che cominci va finito".
Ebbene, ho finito, ma da allora non ho mai piu (proprio mai mai) avvicinato il prezzemolo fresco a meno di 50 cm. Per me il prezzemolo esiste solo gia lavato, spezzettato e congelato.
I miei mi prendono in giro ancora oggi... quando han il prezzemolo mi dicono ghignando "silvia vieni a pulire il prezzemolo?" ben consci che la risposta che ne consegue è un NO categorico accompagnato da qualche epiteto.
Le mie disavventure col regno vegetale però non si sono limitate a cio. E' accaduto anche di peggio.
Avrò avuto sempre all'incirca suppergiu quell'età, 6/7 anni, che i miei dicono "andiamo in campeggio". Si prende su macchina, roulotte, un amico di famiglia, e via andare. Credo fosse l'anno della puglia.
Un giorno compaiono in tavola dei frutti che io ancora non conoscevo. I fichi d'india.
La genitrice mi dicedi non toccarli che ci son le spine, e mi spiega cosa sono, che pianta li fa, che la pianta spara le spine quando gli stacchi i frutti, e che bisogna saperli sbucciare.
Ebbene, evidentemente chi li ha sbucciati non lo sapeva fare, perchè è stato abilissimo nel traslocare tutte le spine dalla buccia alla polpa.
Li abbiam mangiati, belli freddi, ed eran buoni! Cavolo se eran buoni!
Peccato che appena passato l'effetto anestetico del freddo io abbia sentito che c'era qualcosa che non andava... un dolore allucinante in bocca...
Ebbene si, ero riuscita a foderarmi la bocca -lingua, guance, palato, tutto- di spine di fico d'india. Che non so se le avete presenti, ma sono bastarde perchè minuscole, trasparenti, fragili, penetrano e si spezzano e non le tiri piu fuori.
La mia bocca ci ha messo una settimana ad eliminare le spine, una settimana di fuoco.
Da allora mi son ripromessa... fico d'india mai più!
E così è stato.
Solo una volta li ho rimangiati, quando stavo ad ancona e vivevo con Piè... lui sarebbe riuscito a farmi fare tutto (compreso mangiare il soffritto di frattaglie, mio dio, che se ci penso sto male, e m'era pure piaciuto!)... beh è riuscito a farmi mangiare ancora una volta i fichi d'india. Ma uno solo. Perchè anche se eran puliti bene, e mi piacciono tanto, il trauma è piu forte di me.
Ecco, vi ho raccontato queste due disavventure infantili per farvi capire perchè io con le piante non voglio avere nulla a che vedere, e meno ancora con le creaturine minuscole e tuttavia così fastidiose che le popolano.
Eppure oggi mi è toccato un altro incontro ravvicinato.
Con l'orto dei miei.
I miei sono via e mi han chiesto di andare a cogliere i fichi della pianta e i pomodori in quella specie di orto in miniatura che si son fatti dietro casa. Piccino sì ma produttivo.
Oggi son andata... ed ovviamente il fato non è stato clemente.
Prima i fichi, per prendere i quali mi son dovuta immergere nelle frasche contando: un ragno, una ragnatela ovviamente in faccia, due farfalle, innumerevoli formiche, migliaia di afidini.
Gia questo per me poteva bastare, ma no! Mi toccavan anche i pomodori.
Ebbene,la pianta di pomodoroè rampicante e anarchica... nel senso che si arrampica ma dove vuole lei, anche se ha il suo palo bello bello.
Le piante dei miei sono anche particolarmente affettuose.
Il risultato è che dopo essersi arrampicate per 50cm sul loro palo, si protendono una verso l'altra econtinuano a crescere in un viluppo gordiano che crea una selva selvaggia di ispirazione dantesca.
E i pomodori posson forse crescere in periferia? Ovvio che no! I pomodori, come grossi cuori, crescono proprio nel mezzo, giacchè per prenderli si deve infilare la mano in quel viluppo di rametti che nascondono chissà quali bestialità!
L'ho fatto.
Col cuore in gola ad ogni pomodoro.
Ed ovviamente la natura si è ribellata. Ma con abilità da stratega consumato. Niente assalti evidenti, niente ragnoni, niente vespe o calabroni... nossignori! La natura mi ha attaccata con gli squadroni stealth... un nugolo di moschini bastardi che si levan dalle piante, fan finta di limitarsi a ronzarti attorno, e invece ti stan massacrando ogni centimetro scoperto di pelle, e anche qualcuno coperto.
Non li senti, li vedi poco, ti pare di cavartela... finchè non finisci, ti allontani di 5 passi dal pomodoreto, ed ecco che comincia il supplizio. Un prurito diffuso si impossessa dellla pelle... tutta... e presto eccole li, le minipunture maxibastarde!
Ho lasciato casa dei miei usando una mano per portare il cesto di ortaggi, e l'altra per grattarmi tutta... e mi son ripromessa: A coglier i frutti della valle degli orti, non ci vado più!